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Osvaldo Pesce (Milano, 28 ottobre 1938) è un politico italiano, Segretario generale del Partito Comunista Unificato d’Italia e direttore del periodico “Linea proletaria”.

 

 

Osvaldo Pesce, fino da giovanissimo percepiva come ingiusti diversi aspetti della società e per questo entrò, nel 1956, nella FGCI e pochi mesi dopo nel PCI; dal 1959 lavorava al Verziere (mercato ortofrutticolo) nella “Cooperativa partigiani” e faceva parte sia della cellula del partito, come responsabile dell’organizzazione, sia della commissione interna, per la CGIL.

Osvaldo Pesce si opponeva alla politica kruscioviana uscita dal 20° congresso del PCUS e alla teoria della via pacifica al socialismo, era convinto della necessità della rivoluzione proletaria che Krusciov e Togliatti negavano. Nel 1962 al congresso provinciale della FGCI di Milano, invano ostacolato da Cossutta e Occhetto, riuscì a far approvare una sua mozione di condanna politica di Tito, che dal 1948 si era avvicinato all’imperialismo USA: mentre l’URSS si riavvicinava a lui e Togliatti mandava Longo in Iugoslavia per riappacificarsi, quella mozione di fatto attaccava non solo Tito ma anche la linea stessa sia di Krusciov sia di Togliatti.

Sempre nel 1962 si stava creando un movimento di ribellione alla linea togliattiana, in particolare a Milano e a Padova, dove alcuni dirigenti locali del PCI pubblicarono il foglio “Viva il leninismo” ma si divisero ben presto. In risposta agli attacchi pubblici del PCI al Partito Comunista Cinese, la relazione del delegato cinese Chao I-min al X congresso del PCI (dicembre1962) contestava le dichiarazioni ufficiali di questo partito sulla coesistenza pacifica e denunciava l’attacco a Stalin come un attacco alla linea rivoluzionaria. Questo intervento non fu pubblicato sull’Unità; Pesce, insieme ad altri, ne fece una pubblicazione che distribuì al teatro Smeraldo in occasione di un discorso di Palmiro Togliatti.

In conseguenza delle sue prese di posizione, fu invitato come amico della Cina alle celebrazioni del 1° ottobre 1963, anniversario della fondazione della Repubblica Popolare, e visitò Pechino, Shanghai, Yenan e le province del nord-est. Questo provocò la reazione dei dirigenti del partito: poche settimane dopo il suo ritorno dalla Cina gli fu imposto di evitare di rendere pubblico il suo dissenso in cambio di promesse di carriera, e al suo rifiuto fu radiato dal PCI.

In seguito Osvaldo Pesce contribuì attivamente a costituire le “Edizioni Oriente” per tradurre i documenti politici del Partito Comunista Cinese e della Repubblica Popolare Cinese, e cercò di stabilire relazioni con i vari gruppi o singoli che in varie parti d’Italia criticavano la linea del partito comunista italiano, volevano affermare la persistente legittimità storica della rivoluzione socialista per l’Italia e denunciavano le posizioni revisioniste di Togliatti e degli altri dirigenti del PCI, che sostenevano al contrario la possibilità della “democrazia progressiva” e di “riforme di struttura” per una “via italiana al socialismo” totalmente pacifica.

Per contrastare l’opposizione interna ed esterna, in quegli anni (1964-1966) si verificò il fenomeno delle “lettere anonime” inviate da dirigenti del PCI a militanti che erano su posizioni critiche verso la politica revisionista del PCI, in cui veniva ventilata l’illusione che la linea politica sarebbe stata mantenuta nell’ambito del marxismo-leninismo mediante un dibattito interno al partito.

Nel marzo del 1964 Osvaldo Pesce, insieme ad altri militanti da varie regioni (in particolare da Lombardia, Veneto e Toscana), promosse il mensile “Nuova Unità”. Il nome “Unità” voleva riprendere l’esperienza del giornale fondato da Antonio Gramsci, mentre l’aggettivo “Nuova” esprimeva la volontà di avere un nuovo giornale per i comunisti italiani poiché consideravano oramai “revisionista”, cioè non più recuperabile a una prospettiva di rivoluzione sociale, quello del PCI. Il giornale indicava la necessità di unire i marxisti – leninisti separandosi nettamente dal PCI mediante una battaglia al suo interno.

C’era chi, pur emarginato dalla linea togliattiana, esitava a condurre tale lotta: F., un ex comandante partigiano vicino a Pietro Secchia, presentato da Pesce, incontrò l’ambasciatore cinese di un paese europeo (l’Italia non riconosceva la Repubblica Popolare Cinese), fece esorbitanti richieste di aiuto finanziario (gli fu risposto che “bisogna contare sulle proprie forze”) ed espresse il timore che nella polemica politica tra PCUS e PCC la loro posizione fosse quella di “un vaso di coccio tra due vasi di ferro”; tutto finì lì.

C’era chi intendeva aprire ai trotzkisti, come Ugo Duse – estromesso dalla direzione del giornale nell’aprile 1965 – e chi, come Osvaldo Pesce e Fosco Dinucci, voleva far progredire un Movimento marxista-leninista. Successivamente (1964 – 1965) aderirono molti altri. Si discuteva con altri gruppi m-l in Europa, e questo preoccupava polizie e governi: in Belgio, solo per aver fatto una pacifica assemblea con gli emigrati italiani a Charleroi e discusso coi compagni del Partito Comunista del Belgio, Pesce e altri compagni furono imprigionati ad Arlon, riportati a Bruxelles ed espulsi dopo una settimana.

Si intensificarono i rapporti con i partiti fratelli, il Partito Comunista Cinese e il Partito del Lavoro d’Albania: il1°dicembre 1964 andarono in Cina Duse, Giuseppe Regis, Dinucci, Franco Molfese, Vito Di Gesù; il 30 aprile 1965 Enver Hoxha ricevette Dino Frangioni, Pesce, Franco Saltarelli, invitati alla celebrazione del 1° maggio.

Pesce riteneva necessario puntare alla ricostruzione di un Partito dato che a suo parere “la classe operaia non può rimanere senza il suo partito e i comunisti non possono rimanere come cani sciolti; si devono mettere insieme cercando di costruire una linea e fissare bene gli elementi di principio”; nel 1966, durante la visita di Pesce in Cina per prospettare la decisione di costituire in Italia il Partito marxista-leninista, Chao I-min disse di aver risposto a Duse, nel dicembre 1964, che il PCC non avrebbe mantenuto rapporti con un partito che collaborava coi trotzkisti.

Il 14-16 ottobre 1966, a Livorno, venne costituto il Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista), con Nuova Unità come suo organo di stampa; rabbiosa fu la reazione dell’Unità, che titolò “Sconcia provocazione anticomunista a Livorno”. La segreteria fu composta da Fosco Dinucci, Osvaldo Pesce, Livio Risaliti, con Dinucci segretario. Il Movimento m-l e poi il nuovo Partito entrava nell’ondata delle lotte operaie, contadine e studentesche di quegli anni, indicando di costituire comitati di lotta: a Milano quello alla Ercole Marelli riuscì a riorientare i contenuti e le forme delle lotte organizzate dal PCI e dalla CGIL ottenendo che i lavoratori facessero propri i suoi slogan e le sue parole d’ordine; si organizzavano autoferrotranvieri (Milano, Napoli), portuali (Livorno, Genova, Trieste), edili (Palermo). Il PCd’I (m-l) fu anche il primo partito capace di mobilitare il movimento studentesco alla Statale di Milano, e diede un giudizio positivo della Rivoluzione Culturale Proletaria in Cina.

Nel 1967 Pesce e Risaliti, invitati in Cina per il 1° maggio, furono ricevuti da Kang Sheng, membro del Gruppo per la Rivoluzione Culturale (che rispondeva direttamente al Comitato permanente dell’Ufficio Politico del PCC) nonché membro candidato dell’Ufficio Politico, e salutarono il presidente Mao sulla Porta Tien-an Men. Nacque il Fronte antimperialista d’Italia, in cui il Partito aveva un ruolo importante; in Sardegna il Partito lottava contro l’abbandono del Sulcis (Carbonia) e nel Sud seppe mettersi alla testa dei contadini calabresi (Crotone, Cutro, Isola Capo Rizzuto).

Il 13 agosto del 1968 una delegazione del PCd’I (m-l) ufficialmente invitata, composta da Pesce, della segreteria, dell’Ufficio Politico e del CC, e Dino Dini, dell’Ufficio Politico e del CC, incontrò il presidente Mao Zedong, Zhou Enlai, Chen Bota, Kang Sheng, Jiang Qing e Yao Wenyuan. Mao fece una sintesi delle lotte del movimento operaio e dei compiti dei comunisti.

Pochi giorni dopo, il 21 agosto, le truppe del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia; la reazione del PCd’I (m-l) fu durissima: accusò l’URSS di socialimperialismo e criticò il governo di Dubcek.

Cresceva l’azione del Partito nelle lotte contadine, di Avola e di altre realtà che esprimevano il malcontento per una riforma agraria fallita; in Sardegna era presente nelle lotte alla Rumianca, a Roma tra i ferrovieri.

I successi del Partito – il radicamento nel paese e i rapporti coi partiti fratelli – evidentemente davano fastidio al potere; l’attacco per distruggerlo fu un’infiltrazione di elementi avventuristi come Alberto Sartori, collegato alla destra eversiva veneta (conte Piero Loredan, Franco Freda, Giovanni Ventura), col rischio di far cadere il partito in una grave provocazione; fallita questa, stroncata da Pesce, si valutò l’opportunità di farlo uccidere o di eliminarlo politicamente, facendo trovare a casa sua, o nella sua auto, dei documenti segreti della NATO e così farlo arrestare: questo è venuto alla luce nel processo di Catanzaro sulla strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) [vedi Odoardo Ascari ”Accusa: reato di strage. La storia di Piazza Fontana” Editoriale nuova, 1979, p. 285].

Si scatenò nel Partito quella che si autodefinì “linea rossa” (Dini, Sartori, Arturo Balestri, Angiolo Gracci ecc.), che attaccò e calunniò Pesce, Dinucci e Risaliti come chiusi burocrati da “rieducare” e considerava come forze antipopolari solo quelle legate alla destra DC, alla destra socialdemocratica e al MSI: quindi era per un partito togliattiano e per l’elettoralismo, disposta a votare per il PCI (come fece nelle elezioni regionali del 1970 e in quelle politiche del 1972). La sua linea politica si sostanziava nello slogan “uniti si, ma contro la DC”, al contrario di Pesce che denunciava quanti si facevano promotori dei progetti di “rinnovamento” del capitalismo italiano, quindi riteneva funzionali al capitale le posizioni del PCI e della triplice sindacale. Alcuni elementi che avevano provocato la nascita della “linea rossa” furono espulsi dal Partito il 10 dicembre 1968. (CONTINUA)

 

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