Dalla Tunisia all’Egitto, la sollevazione dei popoli arabi.

La sollevazione e la lotta dei popoli dell’ Egitto, della Tunisia, dello Yemen, dell’Algeria, dimostrano che nel secondo decennio del nuovo secolo è ripreso lo scontro sociale.

Questo è il fatto significativo, indipendentemente dalle manovre in atto per arginare la collera popolare ed i possibili sbocchi delle varie realtà.

A Tunisi il prezzo del pane è aumentato del 30% .A  Dicembre il 26enne  Mohammed Bouaziz, laureato universitario che vendeva frutta sulla sua bancarella ,si vede sequestrare dalla polizia il suo unico mezzo di sussistenza. Disperato per l’impossibilità di trovarsi un altro lavoro , si dà fuoco in mezzo alla piazza innescando la miccia che ha acceso la rivolta popolare .

Dalla Tunisia la rivolta si  è estesa ad altri paesi del Maghreb , la zona occidentale del Nordafrica , disperazione e rivolta che vedono i giovani in prima fila come era già accaduto anni fa nelle periferie di Parigi . Tutto quello che succede nel potere Maghrebino passa da Parigi . Il primo ministro Ben Alì era a capo dei servizi segreti ai tempi del vecchio capo di stato Bourguiba ed era legato a doppio filo con i servizi francesi .Con la senilità del vecchio Bourguiba la sua sostituzione con Ben Alì nel 1987 era stata preparata con precisione chirurgica a Parigi .Il fedele Ben Alì ha servito i padroni di Tunisi e di Parigi ed ora ha esaurito il suo ruolo .I giovani maghrebini , circa il 65% della popolazione ,come i loro fratelli delle banlieu parigine , sono arrabbiatissimi ma non organizzati . Il corpo bruciato del giovane venditore ambulante Bouaziz puzza anche nei palazzi di Parigi che parla dello spettro dell’Islam estremista e fa altre manovre così come Roma che ha interessi in tutto il Maghreb , tutti corrono ai ripari perchè ci sono  pipeline di gas naturale da salvare , istituti bancari e lavaggi di denari sporchi .

In Egitto la povertà è passata dal 20% al 40%. C’è subito da prendere atto che la piazza araba ha inneggiato alla lotta contro la disoccupazione, il rincaro dei prezzi, la mancanza di una politica di sviluppo e di una totale assenza di democrazia, quindi la piazza non ha inneggiato allo stato islamico e neppure ai partiti che non esistono, perché massacrati dal potere  mentre i sindacati sono stati ridotti ai ranghi di polizia. Non è neppure emerso che dietro alla ribellione popolare in Egitto ci siano i Fratelli Mussulmani, fatto che potrebbe dare spunto per un attacco militare d’Israele in quanto un Egitto di 80 milioni di persone non può divenire nemico di Tel Aviv. La repressione è stata pesante e continua con più di un centinaio di morti e migliaia di feriti. La stessa chiusura di Internet, l’oscuramento di Al Jazeera, così come l’interruzione delle comunicazioni dei cellulari ,non hanno bloccato le lotte. Le masse popolari arabe non si sono fatte intimidire, al contrario la loro battaglia ha spaventato il potere, intimorito la stessa polizia, conscia che una volta che i dittatori fuggono devono poi rendere conto al popolo del loro operato. La sostituzione degli attuali governi con uomini di regime e delle forze armate , nel caso dell’Egitto con Omar Suleiman , capo dei servizi segreti egiziani , vuol dire rispondere alle richieste della piazza con dittature militari. Tutto ciò pone degli interrogativi sui recenti fatti di cronaca riguardanti  l’ attacco ai cristiani prima dello scoppio delle sommosse popolari e gli odierni assalti ai Musei Egizi che possono risultare depistaggi per criminalizzare la rabbia popolare e giustificare la repressione. I governi occidentali sono stati presi alla sprovvista dagli avvenimenti, probabilmente i despoti locali no. La stessa offerta di copertura tecnica proposta da Nicolas Sarkozy al dittatore Ben Ali per ripristinare l’ordine nel paese subito dopo la sollevazione popolare in Tunisia, dimostra l’incomprensione da parte francese della portata di un tale evento. A questo sono seguite  le dichiarazioni di Hillary Clinton che sottolineavano l’importanza dell’alleato egiziano e di Joe Biden  ,vice presidente degli Stati Uniti, che si rifiutava di giudicare il regime egiziano una dittatura. Questi avvenimenti avranno sicuramente un riflesso in tutta l’Africa e nel Medio Oriente, infatti nel Sudan l’anziano dott. Al Turabi è stato arrestato perché in un’intervista ha detto che in Sudan bisognava seguire l’esempio della Tunisia. Allora la Tunisia fa paura a tutti governanti del Maghreb. I Cambiamenti rapidissimi già in atto sono frutto di frustrazione, rabbia, decenni di guerre, distruzioni ed odio e rappresentano la realtà con la quale dobbiamo interfacciarci per cominciare a trovare soluzioni alla povertà, all’ ignoranza, ed all’ arretratezza. Se i vari poteri progettano piani a Washington, Parigi e Roma ed in altre capitali asiatiche , dobbiamo vedere che i nostri destini sono legati a quelli dell’altra sponda del Mediterraneo, che mai come adesso è vicina. Oggi più che mai serve un ‘Europa con una propria politica che rafforzi i legami d’amicizia con i popoli dell’Africa e del Medio Oriente. Attraverso una politica paritetica e d’aiuto a questi paesi per lo sviluppo d’infrastrutture e dell’economia. Purtroppo, come abbiamo già constatato attraverso gli ultimi avvenimenti, quest’Europa non esiste ancora. Necessita oggi più che mai costruirla. Ciò comporta spazzare via il metodo dei governi attuali, la politica degli orticelli e delle relazioni volte al solo sfruttamento e prevaricazione.

30 Gennaio 2011

Osvaldo Pesce

www. pennabiro.it

 

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