Elezioni 2009: interrogativi inquietanti

Un consuntivo sulle recenti elezioni (europee, provinciali e comunali) deve essere considerato positivo perché mette in evidenza il malumore popolare e la critica all’esistente.
Prima di tutto va sottolineato che il bipartitismo non si è verificato, sia il PdL sia il PD non sono avanzati, mentre i 2/5 degli elettori hanno disertato o votato scheda bianca o nulla perché nauseati dalla politica dei partiti. La stessa cosiddetta ultrasinistra, come anche frange di destra, non hanno raggiunto un numero sufficiente di voti.
L’insieme conferma che ormai il voto ha abbandonato l’aspetto ideologico, e va al sodo, cioè è attratto da proposte “concrete”. Anche i referendum sono falliti: pochi vogliono un premio per il partito che prende più voti, perché ciò eliminerebbe le minoranze e non permetterebbe la crescita di forze nuove.

Ma l’aspetto più significativo di questa campagna elettorale sono le immagini riportate, i commenti fatti dalla stampa nazionale ed estera sulla morale. Rosy Bindi, ormai ideologa della sinistra, dal pulpito tuona contro il peccato, predica sulla morale sessuale, e qualcuno risponde gridando al complotto contro Berlusconi, mentre si tralascia sempre di mettere al centro la crisi e come se ne esce.
Alcuni sono addirittura ottimisti e dicono che il peggio è passato – possiamo continuare come prima – altri ritengono che la crisi è solo il passaggio di mano del potere finanziario ed economico dall’uno all’altro.
Al contrario, per la grande massa della popolazione la recessione aumenta, la disoccupazione e la cassa integrazione dilagano, in moltissime famiglie girano troppo pochi soldi.
Non c’è dubbio che il mondo in cui viviamo è corrotto: ci sono gli appalti privilegiati, le truffe legali, chi tenta di speculare sulla crisi ecc. Inoltre, se osserviamo certi fatti e scelte qualcosa non quadra.

Cosa nasconde la crisi del governo regionale siciliano, e perché è nata? Si tratta solo del dirottamento dei soldi UE alla Sicilia verso altre regioni, oppure anche di problemi legati a investimenti dal mondo arabo e al super – radar della NATO?
Perché tutte quelle ostilità contro la visita e la presenza di Gheddafi, in particolare da sinistra? Perché è stata aspramente criticata la scelta governativa di non aver appoggiato l’avventura della Georgia contro la Russia? Perché la veemenza della stampa inglese verso alcuni governanti italiani?
Quella stessa stampa inglese che si agita contro i governanti iraniani, contrariamente a Obama, che nel suo recente viaggio in Medio Oriente (perlomeno a parole) apre al mondo arabo e all’Iran, e pone scadenze a Israele sulla questione palestinese, perché sviluppa una strategia diversa da quella muro contro muro usata da Cheney e da alcuni governanti israeliani.
È altrettanto strano che il Congresso USA, a maggioranza democratica, non trova i soldi per chiudere Guantanamo, e Berlusconi accetta tre incarcerati per dare aiuto a Obama.
Di fronte a queste contraddizioni, è lecito andare con il pensiero alla vicenda Craxi – Sigonella – mondo arabo e alla fine politica del leader socialista.
Foto e intercettazioni in quantità fanno pensare al coinvolgimento di  servizi segreti nazionali e anche internazionali. Questa non vuol essere una forzatura, ma bensì l’osservazione di alcuni fatti emblematici, forse non limitati solo all’Italia ma parte di una situazione internazionale più complessa dove si scontrano linee differenti, di attacco frontale al mondo islamico o di limitazione del conflitto alle guerre esistenti e di penetrazione economica in Asia.
Se osserviamo la merce esposta quotidianamente nelle edicole, il messaggio che arriva per l’Italia è la necessità del cambiamento, cioè Monti, Tremonti, Letta o Draghi al posto dell’uomo di Arcore.
Quale cambiamento? Verso dove? Con quale programma e progetto politico? Con quali partiti, visto che anche dentro il PD c’è una lotta di anime bellicose in corsa per la direzione?
Le forze sane del paese non devono disarmare né lasciarsi travolgere, ma trovino obiettivi concreti e ampiamente condivisi per uno sviluppo industriale e agricolo sostenibile, per la ricerca, per garantire il lavoro, la pace e la stabilità mondiale.

20 giugno 2009                                                         Osvaldo Pesce

 

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