Passato, presente e futuro della Cina

Si è tenuta di recente a Cinisello,Milano, nella sede del LAS (Lavoro Ambiente Solidarietà), una conferenza su “Passato, presente e futuro della Cina” cui ha partecipato Osvaldo Pesce, che nel 1968 incontrò Mao Zedong.

Nella premessa del suo intervento Pesce ha rilevato che viviamo tuttora nell’epoca dell’imperialismo, che ha avuto varie fasi; quindi esiste ancora la lotta di classe e la sua teoria: pensare alla fine delle ideologie è essa stessa un’ideologia.

Storicamente nel Partito Comunista Cinese si riflettono le contraddizioni presenti nella società, quindi vi si manifestano anche linee sbagliate, al contrario di quanto accade in Occidente dove spesso le varie correnti – socialdemocratiche, trotzkiste, anarchiche ecc. – si diversificano in partiti separati. Il PCC ha quindi affrontato tre grandi fasi di lotta: nel 1927, nel 1937 e con la Rivoluzione Culturale.

Il PCC è un partito vivo, in cui si discute, senza negare le esperienze del passato ma ricavandone ciò che è utile per affrontare la realtà attuale.

Il PCC si è sempre posti degli obiettivi di crescita del popolo: lotta contro l’occupazione giapponese, contro la dittatura del Kuomintang, per la costruzione di una società socialista ‘alla cinese’. Non si è mai fermato: per uscire dalla grande povertà e da un sistema feudale ha puntato sull’industrializzazione e lo sviluppo delle vie di comunicazione interne, sull’istruzione, sul miglioramento delle condizioni di vita.

La Cina ha offerto solidarietà concreta alle lotte dei popoli, in particolare coreano e vietnamita, era tra i promotori della Conferenza di Bandung nel 1955 che vide la nascita dei ‘paesi non allineati’; ha dovuto superare la difficoltà e l’isolamento provocati dalla politica delle “due Cine” promossa dagli USA.

Anche durante la Rivoluzione Culturale il Comitato Centrale del PCC ha sempre mantenuto la guida, pur tra lotte durissime. Durante la Rivoluzione Culturale si era manifestata una influenza anarchica ed alcune persone erano diventate conservatrici (intendevano ribadire il proprio potere). Nel giugno e luglio del 1968 il Comitato Centrale denunciò l’esistenza di disordini in alcune provincie: venivano bloccate ferrovie, occupati edifici pubblici, prese armi destinate al Vietnam, attaccate unità dell’esercito ecc., per cui il CC fece appello all’unità dei rivoluzionari e si pose la questione di rieducare le guardie rosse.

Ingegneri e medici andarono nelle campagne aiutandole a superare l’arretratezza; Deng Xiaoping parlando con uno statista occidentale disse che la Rivoluzione Culturale aveva avuto l’aspetto positivo di trasferire volontariamente molti studenti nelle campagne, e questo ha permesso di far avanzare il loro sviluppo sia culturale sia tecnico.

Il 1978 fu un anno importante per la Cina per l’apertura sia verso occidente, che ha portato a una fase nuova, sia verso il PCI di Berlinguer, ritenuto il continuatore della tradizione comunista in Italia; su quest’ultimo punto il Partito Comunista Unificato d’Italia si assunse le proprie responsabilità dichiarando di non condividere le motivazioni dell’apertura verso la dirigenza revisionista. I rapporti tra i marxisti-leninisti italiani ed il PCC si erano allacciati all’inizio degli anni ’60, proprio durante lo scontro con il revisionismo moderno: sia il PCC, sia i marxisti- leninisti in Italia ritenevano allora che la rivoluzione proletaria fosse ancora possibile, a differenza del pensiero di Krusciov e di Togliatti.

Le contraddizioni del PCC con il Partito del Lavoro dell’Albania esistevano già da tempo; alla metà degli anni ‘70 la dirigenza albanese le rese pubbliche criticando sia gli aspetti politici e ideologici sia gli aiuti cinesi, quindi si giunse alla rottura.

La crescita della Cina ha contribuito al declino e al crollo dell’Unione Sovietica: la modernizzazione dell’industria e delle infrastrutture, agevolata dall’apertura all’Occidente, si è attuata sotto la ferma direzione del PCC.

L’apertura ha portato anche dei problemi: le multinazionali americane che hanno impiantato aziende in Cina hanno mantenuto la proprietà dei loro brevetti; la ripartizione degli utili delle società miste è molto sproporzionata tra la parte USA e quella cinese; la Cina è entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) su cui è forte il controllo statunitense; occorre l’implicito benestare USA alle imprese di costruzione cinesi all’estero e all’acquisto di miniere, terre ecc.

Wall Street preme per una continua rivalutazione dello yuan, mentre i cinesi nel mercato finanziario sono sempre stati guardinghi: pur avendo talvolta rivalutato, propongono un ‘paniere’ delle principali monete per contrastare l’egemonia del dollaro e l’insorgere di bolle speculative.

Le riforme interne non hanno negato la pianificazione, si è creata un’economia mista che permette alla Cina di non subire i cambiamenti globali e di correggere il tiro. La Cina ha sempre mantenuto la propria sovranità e indipendenza senza copiare il sistema capitalistico (per es. nelle scelte di internet: hanno non solo Google ma un loro motore di ricerca, Baidu, non solo Amazon ma Alibaba, non solo Facebook ma Renren).

La modernizzazione ha portato grandi successi e benefici, con un notevole aumento del PIL, ma anche problemi nuovi: afflusso in città di popolazione dalle campagne; inquinamento; disparità nello sviluppo tra una provincia e l’altra e nella distribuzione del reddito tra la popolazione; corruzione; differenze generazionali sul piano culturale. La crisi pesa anche in Cina, perché sono diminuite le esportazioni, ma incide meno che in altri paesi sull’occupazione complessiva.

Nel paese sono state fatte molte riforme, nel PCC no: solo adattamenti ai cambiamenti sociali senza venir meno ai principi fondamentali su cui si è costituito il partito. Il PCC è l’unica forza politica in grado di mantenere stabile e unita la Cina, questo è riconosciuto in tutto il mondo.

Quanto alle prospettive future, nessuno può prevederle: la situazione in Occidente è confusa, si rischia il caos. Non sappiamo chi vincerà le elezioni in Olanda, Francia, Germania, né come si svilupperà lo scontro senza esclusione di colpi all’interno degli USA. La Cina sostiene la globalizzazione ma già ora intende fare fronte alle difficoltà che questo crea sviluppando una politica di collaborazione e amicizia con l’Europa e l’Asia orientale – di cui la “nuova via della seta” è parte integrante – e fa grandi sforzi per mantenere la stabilità e la pace mondiale.

22 aprile 2017

Martedì 11 aprile

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