La Grecia e l’Europa dopo il voto

Perchè tanta attenzione sulle elezioni del 20 settembre in Grecia?

Per vari motivi.Il primo era la tenuta dell’euro dopo gli strascichi della crisi finanziaria globale partita da Wall Street che avevano colpito soprattutto i paesi europei con il debito pubblico più elevato come la Grecia.Una uscita di questo paese dalla moneta unica due anni fa quando ancora era forte l’esposizione delle grandi banche europee in particolare tedesche e francesi ,avrebbe comportato un effetto domino su tutto il sistema bancario europeo ed il possibile crollo dell’euro. In qualche modo,scaricando buona parte dell’esposizione agli stati e un’altra parte penalizzando pensioni e salari,questo era stato evitato. Una volta messi al sicuro i conti delle banche ,oggi il sistema finanziario che governa l’Europa ha messo il governo greco alle strette,o accettarele condizioni della cosidetta trojka,privatizzazioni,ulteriori tagli alle pensioni e ai servizi sociali,aumento dell’IVA,o una uscita pilotata da parte della Commisione europea dall’euro per un certo numero di anni.Tuttavia l’uscita di un paese dalla moneta unica,benchè la Grecia rappresenti poco più del 2% del PIL europeo costituirebbe un insuccesso anche sul piano globale,come moneta di riferimento,dell’euro.

Si vedrà meglio in seguito cosa avrebbe comportato il famoso piano B dell’ex ministro Varoufakis ma tutto lascia pensare ,vedi quanto scritto da noi in un precedente articolo ( “La Grecia ha detto no ,quindi?” del 9 luglio),che la gestione di questo piano di uscita dall’euro avrebbe visto l’entrata in scena del Fondo Monetario Internazionale di cui tutti sanno chi sia il principale azionista.

Il secondo motivo è dato dalle aspettative che partiti di vari paesi compreso il nostro riponevano su Syriza per dare una risposta politica a quella che viene definita la politica dell’austerità imperante in Europa sotto la direzione del governo tedesco.

La vittoria elettorale ottenuta da Syriza lascia di fatto le cose come stavano prima, ovvero non si intravvede nelle condizioni accettate da questo partito una vera possibilità di uscita dalla crisi né si può comprendere su quale linea alternativa si muoverà il nuovo governo sia per quello che riguarda un programma interno che tagli i privilegi delle classi più agiate e sia per quello che riguarda un cambio sostanziale della politica della Unione europea in senso democratico e popolare.

In definitiva il voto dei greci è stato soprattutto una prova di ridata fiducia a Tsipras più che a una linea e ad un programma .Non solo,la massiccia astensione dal voto,quasi un greco su due, è la chiara dimostrazione non solo della stanchezza dell’elettorato,ma anche di una disillusione crescente tra le masse verso una politica che in definitiva non stabilisce chiaramente chi sono gli avversari da battere e quali sono i ceti sociali da difendere.

Disillusione che non riguarda soltanto la Grecia,ma anche altri paesi tra cui il nostro.

Se da un lato è comunque positivo che abbia vinto in Grecia un partito che ha compreso,almeno fino ad ora,che la lotta per la democrazia e per il progresso economico si fa come insieme di paesi e popoli europei,come Europa,dall’altro è evidente che mai come ora è necessaria un dialogo,un confronto tra forze di vari paesi europei che si oppongono concretamente e non solo a parole ai piani di austerità ovvero di compressione delle condizioni di vita delle masse per trovare un minimo comune denominatore .

Si può cambiare la politica in Europa a favore delle masse popolari e quindi si può evitare che un paese lotti isolato come è avvenuto per la Grecia se dal confronto delle rispettive esperienze sapremo trovare presto questo comune denominatore.

rossoeblu

 

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