Mali: paese a sovranità limitata

Colpisce la scarsità di dibattito sul recente intervento militare del Governo francese nel Mali e l’immediato appoggio ad Hollande, in sostanza di appoggio militare, da parte del Governo Monti. Colpisce anche la confusione e la posizione dei mass madia incapaci, volutamente e non, di osservare le contraddizioni economiche , la realtà ancora con caratteristiche coloniali all’interno di questo paese, i pericoli derivanti dall’attuale intervento militare e la sua possibile ricaduta sul nostro paese e sull’Europa.

Come da sempre la copertura dell’obiettivo di questi interventi armati segue la regia del solito motivetto: “in difesa delle popolazioni e della libertà minacciate dal terrorismo”. Ma la realtà è un’altra. Il Mali, così come altri paesi, hanno confini tracciati dal colonialismo, quindi sono composti da popolazioni multietniche con culture e tradizioni differenti che, di fronte ad ingerenze straniere, possono generare contraddizioni. Ancora, molti governi di questi paesi dipendono o addirittura sono stati creati da quelle stesse multinazionali impegnate a saccheggiare le materie prime di questi stessi paesi, sfruttare brutalmente i lavoratori, e più in generale mantenere l’intera maggioranza della popolazione nell’indigenza e nella povertà più assoluta.

A pochi giorni dall’inizio delle operazioni militari che secondo il comando francese dovevano durare una settimana, abbiamo assistito all’attacco di un commando di ribelli all’impianto BP di Amenas nel Sahara algerino con tutte quello che ne è derivato. Ecco cosa emerge da questo quadro:

  1. Qualcuno anticipa sempre gli avvenimenti mettendo tutti gli altri di fronte al fatto compiuto. Questo è quello che la Francia ha fatto: ieri Sarkozy con la Libia e oggi Hollande con il Mali. Infatti a livello di UE la discussione è ancora aperta sul possibile intervento in Mali. Siccome tutti gli interventisti hanno accordi militari con Washington e non sono autonomi nelle loro decisioni, emerge che Washington si concentra sul Medio Oriente ed all’area del Pacifico, all’alleato europeo ii compito verso l’Africa;
  2. L’impianto BP di Amenas viene attaccato da guerriglieri islamici ( non ancora identificati nella provenienza) come ritorsione verso il governo di Algeri che ha permesso agli aerei militari francesi di sorvolare il proprio spazio aereo per portare l’attacco al ribelli del Mali;
  3. Il governo Monti (dimissionario) decide di dare subito supporto logistico al governo di Hollande nell’operazione Mali e ciò dopo i fatti algerini , incurante delle ormai sue limitate funzioni e senza un dibattito nel paese, senza considerare che l’Algeria è piena di uffici ENI ecc. e quindi li espone a possibili rappresaglie;
  4. I militari algerini hanno attaccato il sito BP con l’aviazione in modo, sembra, indiscriminato, poi con le truppe di terra, come se si trattasse di un territorio non più sotto la giurisdizione del governo di Algeri. Ancora, sia nel Mali, sia nel Sahara la vegetazione è scarsissima che non permette nascondigli per gli insorti, pertanto la forte resistenza che i militari francesi incontrano nel Mali non può essere solo attribuibile alle armi in possesso degli insorti o al terreno, ma soprattutto al fatto che nel nord del paese i guerriglieri islamici godono del sostegno della popolazione;
  5. L’operazione distruzione della Libia ha creato instabilità nella regione, ha lasciato molta confusione ed ha dato spazio in diverse regioni del paese, ma soprattutto nel sud della Libia, all’influenza Jihadista. Nessuno fa un bilancio della aggressione alla Libia e degli sviluppi che ha prodotto, dobbiamo concluderne che l’obiettivo dell’attacco alla Libia era proprio quello di creare il caos. Nell’impossibilità di dominare il tutto è preferibile: dividere, mettere gli uni contro gli altri nel vano tentativo di asservire tutti.

Lo stesso governo francese, a seguito del risultato delle operazioni militari, già parla della possibilità che, nel Mali, la guerra sarà a lunga scadenza.

In questa logica i prossimi dieci anni saranno anni di guerre in ogni parte del mondo.

S’impone quindi un ragionamento sulla necessità di cambiare le regole economiche che oggi sono imposte ai paesi ex coloniali da parte dei vecchi dominatori. Quest’ultimi considerano questi paesi come non indipendenti, ma a sovranità limitata e pertanto soggetti all’ingerenza straniera nelle vicende interne, nella rapina delle risorse naturali, così come alle ripercussioni dello sviluppo delle lotte tra multinazionali per il saccheggio del loro territori, sino a subire anche l’occupazione militare.

Se si vuole far uscire l’Africa dalla fame, dalle malattie ecc., la ricchezza dell’Africa deve restare agli africani.

Le vicende interne dei vari paesi devono essere risolte da loro stessi, col dialogo e pacificamente, senza ingerenze esterne di nessun tipo.

I rapporti commerciali ed economici devono essere improntati su rapporti paritari e di reciproco interesse.

In conclusione, va fermamente condannato l’intervento militare francese in Mali; va chiesto l’annullamento dell’appoggio militare ed economico del governo Monti alla guerra africana del socialista Hollande.

Osvaldo Pesce

23 gennaio 2013

 

 

 

 

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