Monta l’escaletion contro la Siria

MENTRE IN EGITTO I MILITARI VOGLIONO MANTENERE IL POTERE

 

 

Il Medio Oriente ci ha da tempo abituato ai colpi di scena, segno che la situazione è instabile e irrisolta ,per ultimo la notizia dell’abbattimento di un aereo turco da parte della contraerea siriana , dopo che da mesi sono segnalati voli spionistici sulla Siria tra cui i “ droni “ americani.

Abbiamo visto l’esplodere della “primavera araba” e oggi assistiamo ai tentativi di “normalizzazione” in cui il potere militare assume il ruolo centrale.

L’esercito egiziano ha sciolto il parlamento regolarmente eletto alla vigilia delle elezioni presidenziali, dando virtualmente il potere assoluto al presidente che sarà eletto e che probabilmente sarà il suo candidato – grazie agli interessi che si riconoscevano in Mubarak, alla debole reazione dei Fratelli musulmani (già compromessi con l’esercito nel governo), alle paure dei cristiani copti. Il movimento di piazza Tahrir, che esprimeva le speranze dei giovani e delle masse povere, è represso e ridotto quasi al silenzio.

Il movimento di protesta in Algeria era già stato represso dall’esercito nel marzo 2011.

La tradizionale influenza politica dell’esercito si è nuovamente rafforzata in Turchia, a spese del presidente Erdogan che nel 2010-11 aveva modificato la costituzione per rafforzare il potere politico nei confronti di quello militare ma era anche sceso a compromessi coi generali. Ora la situazione siriana, con saltuari scontri al confine, ha reso cruciale il ruolo dell’esercito turco e la sua ingerenza nel paese confinante per disgregarlo.

Il punto più caldo, da anni il perno della situazione del Medio Oriente, è la Siria. L’esercito sostiene Assad, ormai l’ultimo governo “laico” nella regione. Appoggia il governo parte delle tribù ed etnie del paese e anche un milione di cristiani, la metà circa proveniente dall’Iraq per sfuggire alle persecuzioni del dopo-Saddam.

Monta l’escalation politica e mediatica per l’intervento militare internazionale contro la Siria, con menzogne degne di un Goebbels, mentre si arma e si sobilla la sovversione, proprio come è accaduto in Libia.

In prima fila, come allora, i presidenti francesi: il passaggio da Sarkozy a Hollande non ha cambiato nulla, essi considerano tuttora la Siria un loro protettorato –il governo francese aveva avuto il mandato su Siria e Libano dalla Società delle Nazioni nel ’20, e ancora il 29 maggio del 1945 (a guerra mondiale già finita in Occidente) aveva brutalmente bombardato Damasco per impedire – invano – l’indipendenza.

L’intervento occidentale è sostenuto da alleati regionali. La dirigenza turca, che coltiva l’aspirazione a una “grande Turchia” erede dell’impero ottomano mira all’egemonia regionale con atti propagandistici verso i paesi arabi (navi per Gaza, viaggio di Erdogan in Egitto e Tunisia durante le loro primavere) e rapporti con l’Asia centrale islamica, e con il contenzioso con Siria e Iraq per le acque di Tigri ed Eufrate. I sovrani dell’Arabia saudita, che in nome dell’ortodossia strepitano a favore dei sunniti siriani , non si rendono conto che il loro paese può essere il prossimo a essere travolto dal caos.

La propaganda, come per la Libia e prima ancora per l’Iraq, è sostenuta dai media occidentali e dalle televisioni degli emirati (Qatar e Dubai). Non stupirebbe che, come allora si vociferò di “armi di distruzione di massa” in mano a Saddam, si possa affacciare l’insinuazione che la Siria rappresenti un rischio nucleare.

Israele invece è defilata, pur tenendo un occhio attento a quanto accade e in particolare alle mosse di Teheran.

Nel Consiglio di sicurezza la Russia ha resistito contro l’intervento in Siria per mantenere gli equilibri esistenti. Occorre evitare di ripetere quanto accaduto contro la Libia, con la risoluzione che autorizzava la no-fly zone e preludeva invece all’attacco in forze.

Dietro le iniziative dei militari turchi ed egiziani (dipendenti da armi e denaro statunitensi), dietro il governo francese, dietro la propaganda ci sono come sempre i burattinai di Washington.

La Unione europea a suo tempo di fatto avallò l’aggressione neocoloniale alla Libia , con il risultato di eliminare un interlocutore verso l’Europa , Gheddafi ,e di riportare questo paese alle divisioni tribali volute dall’imperialismo . Occorre al contrario che la UE parta dal rispetto della volontà di pace dei popoli europei , dall’obiettivo che il Mediterraneo sia un mare pacifico e quindi deve assumere tutte le iniziative possibili per impedire l’aggressione alla Siria e l’intervento della NATO così come qualsiasi ingerenza nelle questioni interne di questo paese.

Osvaldo Pesce

23 giugno 2012

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