Magistratura e potere.

Lo scandalo che coinvolge il CSM e alcuni partiti politici rimette in discussione il presunto ruolo di “indipendenza” della magistratura .In realtà la magistratura non è nè indipendente nè autonoma dalla politica come si vuol far credere .

Nel marzo 1944 Togliatti aveva parlato con Stalin su come condurre la situazione in Italia al suo ritorno : per l’accordo tra i “grandi” l’Italia sarebbe entrata nella zona d’influenza occidentale e non si poteva fare la rivoluzione; partendo da Gramsci, dalla sua analisi delle “casematte” che la borghesia ha nella società per subordinarla, Stalin aveva detto che si poteva conquistare parte di quelle casematte, ma il PCI non doveva mai entrare al governo.

Dal 1945 ci fu un intenso lavoro del PCI per conquistare gli intellettuali, con esiti molto soddisfacenti, e si pensò di agire anche verso la magistratura. Quando Togliatti fu ministro di Grazia e Giustizia (1945-46, coi governi Parri e De Gasperi), giocando sul fatto che la magistratura era molto screditata di fronte al popolo per tutti i processi agli antifascisti, fece una selezione al suo interno con la discriminante non su quanto qualcuno era compromesso col passato ma su quanto era disposto a seguire le sue direttive. In tal modo cercò di organizzare la magistratura retta dai suoi elementi più influenti in modo totalmente autonomo e indipendente dalla politica.

Di questa politica togliattiana la direzione della DC era perfettamente al corrente; di fatto la magistratura in quanto istituzione, e il suo organo di autogoverno (Consiglio superiore della Magistratura) in particolare, divennero un grosso centro di potere spesso in connivenza ma anche in contrasto col potere politico, e influenzato dai partiti: si ricordi il “porto delle nebbie” filo-andreottiano alla Procura di Roma, la guerra interna a Palermo contro Falcone, o Mani Pulite che risparmiò il PCI, unico tra i partiti parlamentari dell’epoca.

Il PCI favorì la scissione di Saragat (1947) per poter controllare lo storico partito socialista di Nenni e inserirlo nel Fronte Popolare: nelle elezioni del 1948 il Fronte perse ma in quelle del 1953 il PCI superò il PSI per numero di voti. Nel 1976, dopo il centrosinistra e l’autunno caldo, nacque il primo dei governi “di solidarietà nazionale” (un monocolore Andreotti) col PCI nella maggioranza: il movimento operaio fu quindi portato gradualmente a una totale integrazione nel sistema capitalistico, i sindacati da “cinghia di trasmissione” del partito si indebolirono e passarono dalla conflittualità alla concertazione, i lavoratori da allora sono progressivamente caduti nella delusione e sfiducia, nell’impotenza e nell’individualismo.

Sia la magistratura sia gli intellettuali sia i sindacati sono stati quindi ridotti a gruppi di potere, di influenza, di interessi, e questo è il frutto della capacità di dominio della borghesia capitalista, attuata mediante sia la politica di corruzione democristiana sia questo percorso deleterio del PCI di Togliatti e Berlinguer. I partiti e movimenti che sono seguiti a Mani Pulite non hanno fatto altro che proseguire su quella strada. L’opposizione parlamentare e di piazza, allora come oggi, è senza principi, ha un comportamento del tutto analogo a quello dei governanti. Ma non è vero che è finito lo scontro fra capitale e lavoro, è vero invece che i lavoratori e il popolo non hanno più i necessari strumenti di lotta.

Lo scandalo che scuote oggi l’Associazione Nazionale Magistrati e lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura è positivo perché rende evidente il marciume del sistema: occorre un reale e forte cambiamento, che non può venire né dai governanti né dai partiti. Per andare avanti realmente, nelle istituzioni come nella società, occorre un salutare e coraggioso bilancio dell’esperienza passata, per non ripeterne l’esito e per riuscire a costruire una linea politica coerentemente alternativa a questi governi, partiti e gruppi di potere.

Osvaldo Pesce

29/06/2019

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