5 stelle e Sardine, il dibattito al Centro culturale C. Marchesi

5 Stelle e Sardine, il dibattito al centro culturale C. Marchesi

Dopo i saluti del presidente del circolo, sono poi seguite la relazione del prof. Giannuli,storico e autore di vari saggi e l’intervento di Osvaldo Pesce ,personaggio di spicco del movimento comunista italiano. Il ritardo con cui è iniziato la conferenza legato a problemi della rete ferroviaria,ha permesso purtroppo solo un paio di interventi del pubblico,uno che ha affermato che le conquiste dei lavoratori in Italia si sono avute quando il PCI era all’opposizione ed un altro di chiarimento sulla prescrizione.

Aldo Giannuli:

le premesse che ci aiutano a capire risalgono intorno al 1967-68: prima lo spazio politico era occupato totalmente dai partiti, non solo lo spazio istituzionale ma anche quello sociale; questi partiti avevano intorno una cintura di organismi di massa: il PCI la Cgil, l’Arci, l’Udi, l’Anpi, la Fgci; la DC la Cisl, le Acli, i Maestri Cattolici, il Cif; i socialisti avevano spazio dove potevano, un po’ nella Cgil e a un certo punto nella Uil. Questi partiti erano l’unico tramite tra il popolo e le istituzioni.

Col ’68 questo comincia a non funzionare bene, si formano gruppi spontanei di lavoratori (assemblee, Comitati di lotta, ecc.). Gli studenti prima sono di destra, poi sono brevemente nella Fgci, poi fanno la contestazione dei partiti – soprattutto ideologica, anzi super-ideologica – sia al PCI sia al MSI, troppo poco fedeli agli ideali.

Ma soprattutto li accusano di verticismo (teoria di Robert Michels): il dibattito viene sequestrato dai gruppi dirigenti, i partiti sono solo apparentemente democratici e nel PCI il dibattito interno è segreto, tranne brevi resoconti su l’Unità; tanto è vero che quando il Manifesto rende pubblico il dibattito viene sbattuto fuori. C’erano orientamenti diversi: secchiano, amendoliano, ingraiano, e il grande centro togliattiano.

Con l’urto del ’68 si spezza la stabilità e la delega sociale non funziona più, i partiti sono sordi alle evoluzioni del paese e le etichettano come “estremismo” e “corporativismo” (quello dei sindacati gialli, la Cisal).

Nel movimento c’è una biforcazione su una tendenza partitista – per un unico canale di elaborazione strategica – e una spontaneista; Adriano Sofri (su Monthly Review e Giovane Critica) scrive che il nuovo partito è il prodotto di avanguardie non esterne (Lenin) ma interne alla lotta. Radicalizzazione: Lotta Continua poi movimento del ’77, Autonomia, Centri sociali, “pantere”, “onda”, popolo viola, girotondi, fino a 5 Stelle e Sardine.

I partiti monopolizzano ancora le istituzioni ma perdono il controllo sulle organizzazioni fiancheggiatrici: nella Cgil trovi oggi anche il segretario di categoria leghista, l’Arci raccoglie un po’ tutta la sinistra ma va per i fatti suoi, cresce il volontariato. I partiti diventano coalizioni di comitati elettorali, con personaggi sempre più impresentabili: improponibile il confronto di Zingaretti con Togliatti, perfino con D’Alema che tre idee riusciva a metterle insieme, ma anche della Meloni con Almirante. Il problema è comune, vedi Macron rispetto a De Gaulle, Merkel rispetto a Brandt o Adenauer. E’ il fallimento del partito di massa: zero cultura politica, ceto politico impresentabile.

L’alternativa è stata quei movimenti e anche i radicali e l’Italia dei Valori, fortissimi solo nella denuncia e nella protesta. I 5 Stelle prendono il 33% dei voti e hanno il governo in mano: è un disastro, sono incapaci di alternativa ma persino di un’opposizione parlamentare decente. Mettono un po’ di radici poi si sono squagliati, oppure il successo è speso al peggio. I 5 Stelle sono il punto d’arrivo, vivono sulla denuncia della “casta” e del bipolarismo; in tutta Europa non c’è un partito che come loro in 14 mesi perde 6 elettori su 10, e perde a ogni turno.

Questi gruppi di contestazione si basano su tre idee: 1) rifiuto dell’ideologia – né di destra né di sinistra 2) rifiuto elettorale, almeno all’inizio 3) rifiuto dell’organizzazione in quanto tale – burocrazia, verticismo, professionismo politico – per la democrazia diretta, le forme assembleari. Denunciano l’uso strumentale dell’ideologia per coprire il sostanziale opportunismo e l’affermazione della casta burocratica.

L’Italia era la quinta potenza industriale del mondo, si permetteva il lusso di fare l’azione di Sigonella. La classe politica era alimentata da privilegi scandalosi, ma non perdeva la capacità di imparare dall’esperienza.

Il cattivo uso dell’ideologia è quello non laico, ma è necessario un insieme organico di idee; anche la Costituzione, o il codice Rocco poi Vassalli sono un fatto ideologico, un compromesso fra più ideologie, il prodotto della cultura politica di un’epoca. Si identificano nella sinistra i valori di libertà, eguaglianza, solidarietà, nella destra solo quello di libertà. Senza ideologia non c’è cultura politica né progetto né la più miserabile delle riforme. G. R. Casaleggio diceva “non ci sono destra e sinistra ma giusto e sbagliato”, replicavo “rispetto a cosa e deciso da chi?”.

Le riforme dei 5 Stelle sono una serie di errori, alcuni pericolosissimi; sono nel comitato per il no al referendum sul taglio dei parlamentari, che spianerebbe la strada al presidenzialismo; ancora più pericoloso il taglio ai vitalizi, che mette in dubbio i diritti acquisiti e apre la strada al ricalcolo delle pensioni dal retributivo al contributivo.

Riforma della prescrizione: l’ordinamento attuale è quello di Ghedini e Berlusconi, e molti avvocati fanno male il loro mestiere (portano pizzini ai mafiosi), l’attuale codice è troppo garantista. L’imputato deve potersi difendere, ma è realistico che la prescrizione parta da quando comincia il reato? Se è omicidio va bene, c’è l’immediatezza, ma se si tratta di tangenti o di truffa ai clienti di una banca lo scopri dopo, allora dovrebbe scattare dalla “notitia criminis”. Bonafede è per il processo a vita.

Sono ministri impresentabili, non che quelli del PD brillino; è la debolezza d’origine del progetto: sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia on-line. G. R. Casaleggio era almeno intellettualmente onesto, la sua morte ha aperto la strada a Di Maio, Di Battista, Taverna, e questo ha coinciso con l’andata al governo.

I 5 Stelle si dissolveranno, o con una serie di scissioni o in coriandoli; il taglio dei parlamentari si ritorce contro di loro, hanno meno seggi da dare. Avevano il 33% dei voti, il sindaco della capitale, manifestazioni con 30 – 65.000 partecipanti che ora sono 10.000. A Roma potrebbero andare con Lega e destra.

La Lega meriterebbe un discorso a sé.

Per le Sardine ho simpatia ma con prudenza; si dicono di sinistra, fanno riferimento alla Costituzione, parlano di complessità e di una politica con soluzioni studiate. I loro dirigenti hanno 32-33 anni, la base è di ventenni che sono più seri dei fratelli 30-40enni che hanno creduto nella globalizzazione neoliberista, perché hanno assorbito la botta della crisi quindi hanno un atteggiamento più laico (sono ordinati e orgogliosi). La scivolata del selfie può deporre sulla loro ingenuità, ma il gruppo dirigente, quello bolognese, è in rapporto continuativo con Prodi che li ha presentati all’arcivescovo e a Riccardi della s. Egidio (che aveva ottenuto la pace in Angola con milioni di dollari, da dove venivano?).

Noi paghiamo il prezzo dell’assenza della sinistra, se i 5 Stelle esplodono bisognerebbe raccoglierne almeno una parte. Sulle Sardine – e già coi 5 Stelle si poteva – occorre un’egemonia culturale. Ma è una sinistra inutile (alle elezioni europee ho promosso il voto a Sinistra Italiana, mai più). Sulla prescrizione LEU e PD hanno una proposta più incostituzionale di quella dei 5 Stelle, che differenzia tra innocente e colpevole dopo il primo grado di giudizio. Le loro iniziative non sono in grado di incidere.

Le Sardine sono metà cristiani e metà laici, bene che vada andranno tra PD e Conte (biscia DC). La sinistra non esce dalla crisi di rappresentanza, occorre uno sforzo culturale serio e strumenti organizzativi all’altezza. Nelle ultime generazioni c’è diffidenza.

[Bruno Casati: ci sono 400 nomine degli enti] il governo arriverà all’elezione del presidente poi non serve più.

Osvaldo Pesce:

Nella ottima relazione di Giannuli non si toccano due aspetti che ritengo importanti: 1) dietro i partiti e i governi c’è il capitale 2) negli anni ’50 ci fu il dibattito entro il movimento comunista internazionale, era uno scontro internazionale e non solo interno. Va ricordato che nei primi anni 60 ci fu uno scontro all’interno del PCI che portò alla nascita dei primi gruppi marxisti-leninisti.

La grande finanza è presente in tutte le azioni politiche. Ai tempi del rapimento Moro ci fu una ‘onda anomala’ per cui Moro dava fastidio, e anche Craxi fu tirato via con Mani Pulite. Con la debolezza che veniva fuori da quanto accadeva nell’Europa dell’est certi partiti e organizzazioni mafiose non erano più necessari al potere. La popolazione ,se prima partecipava almeno in parte al dibattito pubblico,è stata messa progressivamente ai margini .

Riguardo ai sei punti delle Sardine, cinque sono nell’ambito della comunicazione: 1) la politica va fatta nelle sedi istituzionali 2) i politici istituzionali sono lontani dalle persone semplici 3) l’informazione politica dev’essere senza emotività, commenti, punti di vista personali 4) i messaggi politici devono essere fedeli ai fatti (chi lo stabilisce?) 5) la violenza verbale venga equiparata a quella fisica (non si può più parlare!) 6) occorre abolire i decreti sicurezza: questo indica che sostengono il governo.

Quanto al PCI non possiamo parlare di fallimento del partito di massa, che non è tale per numero di iscritti ma per la sua ideologia e il suo rapporto con la realtà del paese e con i lavoratori. Occorre un bilancio storico di quell’esperienza .

Nei 5 Stelle c’erano due strati, uno che contattava le persone ed erano psicologi, non si discuteva mai di politica. Siamo andati da Buffagni, allora consigliere regionale, per evitare i tagli alle corse notturne del metrò e ci ha risposto che il tema “non è ancora a ruolo”: ma te ne occupi quando i giochi sono già fatti? Rifiutano l’ideologia, giocano sull’elettoralismo, l’organizzazione è burocrazia: così i 5 Stelle hanno distrutto la democrazia diretta.

[Aldo Giannuli: il peggior burocrate è spontaneista].

Nella prima guerra mondiale (ma già con la Rivoluzione francese) il capitale dei ricchi francesi è stato portato ad Amburgo, dove i Warburg (originari dell’Italia, famiglia Del Banco) si sono imparentati coi Rothschild, alleati con i Rockefeller, e hanno avuto un ruolo sia nella prima che nella seconda guerra mondiale: il kaiser Guglielmo non era padrone della marina militare, gli venne data dai Rothschild. La Gran Bretagna doveva restare sola, in entrambe le guerre questo sistema di banche si adoperò per ritardare l’intervento USA. Nel 1978 i Warburg-Rothschild fecero un accordo coi Rockefeller sul petrolio.

[Piero Vitellaro: non dimentichiamo l’accordo per creare Israele, c’era un Rothschild].

Questa finanza non è scomparsa, anzi. I partiti corrispondono a degli interessi di classe. I gruppetti di sinistra che ci sono oggi sono finiti, dobbiamo prendere in pugno la situazione.

Conclusioni di Aldo Giannuli:

nella relazione ho messo da parte molte questioni: i rapporti Cina/URSS, il ruolo dei socialisti, il rapporto tra capitale e politica.I movimenti li terranno in piedi i giovani, tra alti e bassi (Renzi), ma se il rapporto tra istituzioni e società è questo andiamo incontro al fallimento.I 5 Stelle sollevano problemi giusti, come la lotta alla povertà, ma il reddito di cittadinanza è inutile e crea ulteriori problemi. Bonafede fa una legge fascistoide. I tre fuoriusciti erano nella quota riservata al capo politico.

Col voto on-line voti l’immagine che uno dà di sé. Come facciamo a darci una rappresentanza di sinistra presentabile, con un programma, con esponenti decenti? Il partito di massa ha fatto grandi cose – il PCI, la DC, i socialisti tedeschi e francesi. Il PCI ha avuto grandissimi meriti, la data spartiacque è il 1987, c’erano state conquiste dall’opposizione e inizia la parabola discendente, se la base avesse vigilato meglio invece di “fare il tifo”… occorre riconoscere gli errori fatti per correggerli.

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