100 anni fa nasceva il Partito Comunista Italiano

Cento anni fa si costituiva a Livorno ,come sezione italiana dell’Internazionale Comunista, con il nome di Partito Comunista d’Italia, quello che sarebbe divenuto in seguito il principale partito comunista in Europa. I vari partiti operai e socialisti nati nell’Ottocento e in cui erano presenti varie ideologie si erano organizzati con la I Internazionale nel 1864 che annoverava Marx tra i dirigenti e poi con la II Internazionale nel 1889. La prima guerra mondiale aveva portato allo scioglimento della II Internazionale perché molti di questi partiti abbandonarono il principio di opporsi alla guerra imperialista di aggressione e diedero un più o meno aperto sostegno ai governi dei rispettivi paesi che partecipavano alla guerra, alcuni di questi dichiandosi direttamente interventisti. Nel 1919 venne allora costituita a Mosca la III internazionale con il contributo determinante di Lenin,schierata apertamente contro le guerre imperialiste, per l’abbattimento del sistema sociale che le produceva , per l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione,per la sostituzione dei governi borghesi con governi operai. Mentre la politica incentrata essenzialmente sulle riforme dei partiti della II Internazionale non si era dimostrata capace di combattere il dominio della borghesia e di opporsi alle guerre di rapina,la politica del partito bolscevico in Russia di abbinare l’opposizione alla guerra al cambiamento radicale dei rapporti sociali aveva portato alla vittoria della rivoluzione proletaria ed al primo stato socialista nella storia. Prendere allora esempio dalla rivoluzione di Ottobre e fare propria quell’esperienza oppure continuare nella politica incerta fin lì seguita dal Partito Socialista Italiano ? Questa era la questione di fondo su cui il XVII congresso convocato a Livorno il 15 gennaio 1921 era chiamato a esprimersi di fronte ai primi chiari segnali della reazione guidata dai grandi industriali e proprietari terrieri. Occorreva una scelta politica precisa che costituisse un punto di riferimento chiaro per i lavoratori. La parte del partito socialista che si riconosceva nelle posizioni della III Internazionale ,di fronte al fatto che le ambiguità politiche non erano state risolte,decise di uscire dal congresso e di costituire un nuovo partito,il Partito Comunista d’Italia che avrebbe poi preso in seguito il nome di Partito comunista Italiano. Il PCI ha avuto nella sua storia un largo seguito di massa ma nonostante ciò è uscito di scena come tale nel 1991 poco dopo il crollo del muro di Berlino.Come è stato possibile un fatto di questa portata? Quali le cause ? Per rispondere a queste domande occorre un bilancio serio e obiettivo del movimento operaio del nostro paese e del movimento comunista in generale . Bilancio che non sarebbe vero bilancio se ignorasse il grande dibattito e lo scontro che attraversò il movimento comunista a partire dal XX congresso del PCUS con l’attacco condotto da Kruscev a Stalin e al marxismo-leninismo. La lotta dei comunisti contro il revisionismo moderno,lotta che prosegue oggi , aveva prefigurato il futuro della situazione ed i punti salienti del perché si sarebbe arrivati a questa distruzione del movimento operaio. Siamo nel 2021,commemorare la fondazione del PCI avvenuta 100 anni fa,deve favorire un dibattito che serva ad affrontare meglio le questioni politiche del nostro tempo ed i nuovi cambiamenti in corso, in poche parole capire il nuovo per affrontare il nuovo. Lo scritto che pubblichiamo di seguito di Osvaldo Pesce che come militante del PCI radiato dal partito nel 1963 per aver contrastato la linea di Togliatti, tra i primi fondatori del movimento marxista leninista, poi del PCd’I m-l nel 1966 e segretario generale del PCUd’I nel 1977, ha avuto esperienza diretta della lotta politica nazionale e internazionale , vuole essere un contributo per ricostruire e comprendere la storia dei comunisti italiani.Lo scritto ,già pubblicato da altri siti, contiene alcuni aggiornamenti apportati proprio in questi giorni dall’autore. Togliatti, Secchia, Colombi e la reazione La “sorda”lotta tra le due linee nel partito comunista dal ‘43 agli anni ‘60 a Milano con riferimenti al Piemonte, Lazio ed Emilia e Romagna . CITAZIONE22/1/2021 Pennabiro –Pennabiro www.pennabiro.it 2/6 Di Osvaldo Pesce E’ sbagliato rincorrere il meno peggio(es.ringraziare Conte perché frena la marcia di Salvini ), la storia insegna di puntare sul bilancio delle esperienze di lotta dei lavoratori e sulla analisi della concreta realtà del presente per costruire una linea politica per un vero cambiamento della società. Quello che rappresenta il passato di lotta dei lavoratori è un grande patrimonio che non può essere ignorato o far finta di non conoscere, altrimenti non si va da nessuna parte.Con queste poche pagine cercherò di dare un contributo per mettere in evidenza un pezzo di storia per il centenario (1921-2021) della fondazione del Partito Comunista Italiano (allora Partito Comunista d’Italia).Il periodo che prendo in esame riguarda la contraddizione”rivoluzione sì, rivoluzione no”, come si manifesta a Milano e in buona parte nelle regioni Lombardia, Piemonte, Emilia e Romagna durante la resistenza e dopo sino agli anni ’60. Nel dicembre del 1947 Pietro Secchia,vicesegretario del PCI,ebbe a Mosca un incontro con Stalin,Molotov e altri dove presentava a nome del Comitato Centrale una relazione sulla situazione italiana, anche con una sua opinione (richiesta fatta esclusivamente da Stalin) sulla linea politica da tenere per la realizzazione della rivoluzione in Italia. Come tutti sanno l’opinione di Secchia non venne raccolta, non trovò comprensione da parte di Stalin, il quale chiarì subito che l’Unione Sovietica non sarebbe intervenuta ad appoggiare nessuna iniziativa al di fuori degli accordi di Yalta.In parole povere,i sovietici non erano disposti a dare copertura ad una linea insurrezionale.E’ doveroso sottolineare che la linea espressa da Secchia non modificava l’obiettivo “delle lotte per la democrazia progressiva e per le riforme impostate da Togliatti”, ma si differenziava nel metodo della lotta. Secchia dichiarò nell’incontro con Stalin:“ Possiamo fidare soltanto…sulleprogressive vittorie elettorali?” Almeno in due passi, Secchia pose indirettamente a Stalin il quesito se si stava andando o no verso una prospettiva di terza guerra mondiale.“La situazione nella quale ci troviamo in Italia è determinata da due elementi fondamentali ,la lotta acutissima di classe…e la lotta internazionale.” Era chiaro che Secchia cercava di sapere le previsioni di Mosca su una possibile guerra con gli Stati Uniti,ma si evidenzia dalle risposte ottenute,che il discorso fatto da Togliatti a Salerno era stato concordato precedentemente con Stalin. Non v’è dubbio che Togliatti fu innervosito dal comportamento di Secchia, prese il tutto come un attacco personale legandoselo al dito.Il contenuto della linea di Secchia era già emerso nel 1944.Il discorso tenuto da Togliatti il 3 ottobre alla Pergola di Firenze (dalla quale Secchia,in seguito riassunse in “una sezione del PCI per ogni campanile”) ed il rapporto di Longo alla conferenza dei Triumvirati insurrezionali il 5 novembre del’44 ,era diverso da quello di Togliatti (Longo non conosceva ancora il discorso del Segretario del partito). I punti affrontati erano due: A) i rapporti tra il Partito Comunista e le altre forze del CLN e tra le varie classi presenti nella società; B) gli organi democratici del nuovo potere popolare, i problemi del domani , che dopo la liberazione dovrebbero essere la base e l’anima della “nuova Italia”.Alcune discussioni investirono nel 1944 i compagni di Torino e di Milano, es. scontri vivaci tra Gian Carlo Pajetta (Milano) ed Arturo Colombi,responsabile del Triumvirato insurrezionale e Segretario regionale di Torino,riguardante l’atteggiamento verso l’unità di tutte le forze antifasciste e delle concessioni che occorrevano per mantenerla. Alla vigilia dell’insurrezione il Partito mandò a Torino Amendola perché più aperto con gli alleati nel fronte antifascista e chiamò a Milano Colombi (nato a Lucca , ma vissuto in Emilia) perché troppo duro con i socialisti ecc.. Questo spiega la presenza a Milano,dopo il ‘45, di diversi quadri di partito dalla regione Emilia.Già all’inizio del’44 tra il gruppo dirigente del Nord e quello di Roma , in particolare con Scoccimarro, ci fu una vivace discussione. Nessuno del nord voleva rischiare la vita per andare a Roma ad “ascoltare stupidaggini e noiosi discorsi di Scoccimarro”(sempre dall’archivio di Secchia –Fondazione Feltrinelli), costui pertanto venne a Milano con Celso Ghini. Conclusioni dell’incontro: voi a Roma fatevi “L’Unità”(giornale), anche una rivista se lo ritenete necessario. A Milano ribadiamo che riconosciamo segretario generale del partito Togliatti, noi facciamo la nostra edizione de l’Unità”, stampiamo il “Combattente”, pubblichiamo“La nostra Lotta”(che più avanti sarà diretta da Eugenio Curiel)e diamo le direttive che più ci sembrano giuste.(Archivio Pietro Secchia 1945 -1973 Fondazione Giangiacomo Feltrinelli pag. 181 –182–609).La Federazione Giovanile Comunista nel 1943 capì che, data la situazione creatasi,era necessario rinunciare ad essere una organizzazione a livello nazionale con un preciso colore politico di partito, la lotta richiedeva un movimento che abbracciasse tutti i giovani antifascisti di ogni condizione sociale e di ogni credo politico. A Milano nell’inverno del 1943 Eugenio Curiel ideò il Fronte della Gioventù divenendone il coordinatore.Nel Fronte aderirono insieme giovani comunisti, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani e indipendenti.Eugenio nella sua breve vita aveva elaborato alcuni concetti sulla ”democrazia progressiva”.Curiel fu assassinato nel 1944 a Milano in P.le Baracca a pochi mesi dalla liberazione, ma ancora oggi rimane un mistero come si arrivò alla sua morte.A) Alcuni compagni di quel periodo dissero che i fascisti lo aspettavano in P.le Baracca a Milano dove aveva passato la notte in una casa e il giorno dopo, appena uscito dal portone, lo freddarono senza porsi il problema di interrogarlo (strano!);B) La versione dei fascisti di allora: fu un fatto casuale e improvviso quando Curiel tentò di assaltare una gioielleria nei pressi di P.le Baracca (strano!);C) Altri come il Corriere della Sera ( 10/02/2018 ) scrive che riconosciuto da un informatore al Bar Motta di (P.le Baracca ) Curiel tentò la fuga, ferito venne raggiunto e colpito con raffiche di mitra e trascinato in un portone, lì freddato e derubato (strano!);D) L’Associazione Nazionale Partigiani il 25 luglio 2010 afferma che una squadra di militi repubblichini,guidata da un delatore,sorprese Curiel in P.le Baracca, costoro non tentarono di fermarlo,ma gli spararono subito a bruciapelo(strano!)Nel 1949 la Volante Rossa uccise il fascista Felice Ghisalberti che appartenne allaLegione Ettore Muti ritenuto responsabile dell’assassinio di Eugenio Curiel. Durante il processo a guerra ultimata, Ghisilberti fu l’unico assolto, mentre gli altri 3 imputati condannati all’ergastolo,in seguito ad una amnistia ,perdonati e liberati. Così si chiude la vicenda Curiel (sempre più strano!).Perché questo commento “strano”, perché in molte commemorazioni di Eugenio si parla di “proditorio agguato”, qualcuno sapeva? Nessuno dei militi cerca di prenderlo vivo, ma gli si spara subito contro senza prima interrogarlo, cos’è un’esecuzione?22/1/2021 Pennabiro –Pennabiro www.pennabiro.it 3/6 Perché tutto questo preambolo? Per capire il clima politico, per capirecome si svilupparono le contraddizioni in seno al partito e perché proprio a Milano nacque la vicenda della VolanteRossa(dal 1947 al 1949). Bisogna poi considerare che il tipo di azioni condotte dalla Volante Rossa è poi servita in seguito, in una situazione completamente diversa, da copertura ideologica alle azioni terroriste condotte da piccoli gruppi durante i cosiddetti anni di piombo,gli anni 70. Azioni che ottennero l’effetto di fare arretrare il movimento di lotta e di favorire l’apparato repressivo dello stato. Sicuramente c’era un legame tra Volante Rossa ed altri situazioni simili dello stesso periodo, il”triangolo della morte”(Modena, Carpi, Reggio Emilia) e altri luoghi sparsi per il paese.Veramente si pensa che questa situazione è frutto dell’iniziativa di una sola persona,oppure vi erano altri dirigenti che,sotto sotto,la pensavano così? Veramente si crede che in un Partito dove tutto era sotto controllo,nessuno sapesse nulla sulla Volante Rossa? Che i responsabili della commissione di controllo nel partito ( in seguito chiamati probiviri ) non vedevano, non sentivano, non parlavano? Eppure erano tutti compagni sperimentati durante il periodo dell’antifascismo e della lotta partigiana, cioè con grande esperienza e con contatti interessanti anche con le istituzioni.Quindi si può concludere che nel partito ci fossero posizioni discordanti verso la Volante Rossa.Va considerato che in alcune occasioni la Volante Rossa fece presenza effettiva in alcuni scioperi e sfilò in corteo per le strade di Milano in via Dante ecc.Ad esempio, ma non centra con la Volante Rossa,nel partito erano iscritti (tutti lo sapevano) anche trotzkisti, addirittura Natoli li rappresentavanella direzione del Partito,mentre Maitan restava il capo dei trotzkisti fuori dal partito.Tutto questo per rispondere al quesito del perché il Partito condannò con“ritardo”le azioni della Volante Rossa.A questo punto nasce l’interrogativo: perché alcuni membri della Volante trovarono rifugio in Cecoslovacchia e altri no? Perché tra gli arrestati, condannati e rinchiusi nel carcere militare di Peschiera del Garda alcuni vennero aiutati da organizzazioni sociali ed altri no?Le risposte esistono! Sta di fatto che a pochi anni dalla fine della guerra e della Resistenza si aprì un periodo di dura repressione padronale e statale. Il 9 gennaio del ’50, durante l’imponente sciopero di solidarietà di Modena per i 500 operai colpiti da licenziamento,anche politico,alle Fonderie Riunite,si assistette ad una“disumana strage“ (così definita da Ingrao) quando la polizia sparò contro i manifestanti: con una mitragliatrice dal tetto delle Fonderie e con le autoblindo presenti nella zona(6 morti tra gli operai, 200 feriti e 35 arresti). Tempo prima,485 partigiani erano stati tra il ‘47 ed il ‘49 arrestati a Modena e processati per vicende legate alla lotta di Liberazione e 3500 braccianti denunciati per occupazione delle terre. Ministro degli Interni era Scelba noto per aver riorganizzato ed aumentato gli effettivi di polizia dotandoli di mitragliatrici e cannoncini in previsione delle elezioni del ’48 e per farla finita con il bandito Giuliano, ma l’aspetto centrale di questa improvvisa repressione è stato un ultimatum al partito per farlo uscire dall’ambiguità e prendere posizione contro la lotta rivoluzionaria. Anche se il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi rassegnò le dimissioni subito dopo la strage(12 gennaio 1950) , Scelba rimase e proseguì nella sua brillante carriera.Da tutto questo si può trarre un primo insegnamento, che è parte integrante dell’esperienza comunista: non si possono lanciare iniziative determinanti se non si è in grado di sostenerle, pensare un bel giorno di ritirare la mano esposta o l’ordine dato, ciò non è possibile, anzi occorrerebbe intensificare la lotta, altrimenti la sconfitta arriva, il nemico di classe non perdona. La linea del partito comunista deve essere chiara, deve essere espressione e movimento delle masse e altrettanto chiari gli obiettivi sia di medio termine, sia finali.La Volante Rossa giocò negativamente sull’esito elettorale per il Fronte Popolare del 1948, così anche quando i comunisti ed i socialisti furono cacciati dal governo ( maggio 1947, che Parri definì “ un colpo di stato”) senza una seria reazione da parte del P.C.I. ( giustificata perché poteva provocare la guerra civile ). Tutto ciò indebolì lo spirito di lotta e pose interrogativi sull’ambiguità della linea e sugli obiettivi del partito comunista. Nessuno era per la guerra civile, ma non essersi impegnati a fondo nella lotta democratica a mezzo di manifestazioni, scioperi delle larghe masse ,significava cominciare a cedere delle posizioni senza combattere. La caduta del governo Parri segnava l’inizio della svolta, della restaurazione delle forze capitaliste.E’ vero , la piazza, ma soprattutto la classe operaia insorse spontaneamente per l’attentato a Togliatti (14/7/48), ma la linea del partito non propose mai moti insurrezionali, lo stesso appello lanciato allora dalla CGIL indicava chiaramente il carattere di solenne protesta dello sciopero. Longo e Secchia furono i più attivi contro le tendenze all’insurrezione.Nel luglio‘60 di fronte alla provocazione di Tambroni di umiliare la città di Genova concedendo al MSI il permesso di fare,in detto luogo,il loro congresso,in quella Genova antifascista che insorgendo da sola contro le forze fasciste e d’occupazione germaniche alla vigilia della Liberazione le aveva costrette alla resa,memori dell’eroismo passato i giovani di Genova insorsero (le cosiddette20.000 magliette a strisce).Seguiti poi dagli operai,i portuali, tutta la città, costringendo,dopo durissimi scontri,i celerini e carabinieri a ritirarsi all’interno degli edifici pubblici.Il 7 luglio a Reggio Emilia nello sciopero generale proclamato dalla CGIL contro il fascismo e le violenze della polizia dei giorni precedenti le forze della reazione risposero con una sanguinosa repressione.Le forze dell’ordine aprirono il fuoco contro i manifestanti uccidendo 4 operai ed un pastore(lavoratore).Fecero vittime anche in altre città del paese.In questo caso il partito contenne la lotta vigorosa contro la sanguinosa repressione con le dimissioni di Tambroni ritornando al vecchio tram tram e guardando ai problemi elettorali ed ai rapporti di governo. Non fu compresa la forte spinta delle nuove generazioni che con il loro entusiasmo di lotta indicavano la volontà di andare avanti. La dirigenza del PCI fu cieca e sorda a cogliere l’inizio di un malessere giovanile e dei lavoratori verso la società capitalistica e quindi arrivò impotente e stralunata al ’68.Non solo,in pieno ’68, finì per contrapporsi antagonisticamente al movimento di massa giovanile, qualificandolo come il movimento dei figli della borghesia. Politicamente ed ideologicamente questa dirigenza non poteva comprendere e capire il fenomeno di queste ribellioni che investiranno poi anche la classe operaia.Questo stato di doppiezza nella linea e negli obiettivi incisero profondamente in modo negativo non solo tra i militanti,ma anche tra l’opinione pubblica. La Volante Rossa creava22/1/2021 Pennabiro –Pennabiro www.pennabiro.it 4/6 timore.Il piano Marshall americano(5 aprile 1948),creaval’illusione che l’economia stava riprendendo e sempre sarebbe continuata a crescere. In questo stato delle cose dopo la morte di Stalin nel 1953, la immediata eliminazione di Lavrentij Beria ( capo del KGB),la destalinizzazione uscita dal XXCongresso del PCUS(20/02/1956 ), con l’intermezzo dei fatti di Ungheria del 1956 ecc. e per finire nel‘57 con la eliminazionedel gruppo cosiddetto antipartito di Molotov, Scepilov, Kaganovicecc.,l’immagine dell’URSS cambiava aspetto.Il nuovo corso incentrato nel lancio della linea kruscioviana della “coesistenza pacifica”, l’apertura a parole di una società più“giusta”,che però manteneva in piedi e utilizzava le vecchie strutture e si apriva al sistema imperialista, non riuscì ad andare verso un nuovo “socialismo”.Al contrario,ha indebolito la spinta di lotta delle masse popolari,veniva distrutto il senso della vigilanza rivoluzionaria, ma quello che fu più negativo ,veniva cancellato il ricordo delle lotte per l’emancipazione dei lavoratori, i sacrifici pagati a volte col sangueper una nuova società.In sostanza l’URSS,quel paese che aveva alimentato la speranza dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo, era cambiato.La politica lanciata da Togliatti del rinnovamento del Partito Comunista Italiano che fu presentato come un rinvigorimento nel partito in realtà rispondeva a due esigenze: la prima consisteva nel non concentrare l’attenzione su quello che avveniva nell’URSS e nei paesi dell’est; la seconda nella messa a riposo dei vecchi quadri senza perderli per far posto a giovani intellettuali, quest’ultimi desiderosi di entrare nelle strutture dell’organizzazione statale e pubblica, nel mondo della cultura, quindi di essere gli artefici del corso della politica (la via pacifica al socialismo).Il rinnovamento del partito non si presentava contro posizioni personali, ma toglieva potenziale ad una opposizione politica interna cosiddetta operaista senza rompere con essa, contemporaneamente apriva ai ceti medi e ai colletti bianchi e al sistema borghese.In concreto la politica di“ rinnovamento” significò uno spostamento di quadri dal Partito nella CGIL e negli organismi di massa, mentre entrava una nuova leva di militanti soprattutto intellettuali (molti influenzati dal circolo Petofi di Budapest protagonista attivo nella rivolta ungherese) più preparati al nuovo corso dellosviluppo industriale e commerciale del paese. Questi avvenimenti misero alle strette chi ancora sperava che prima o poi si sarebbe tornati ad aspirazioni rivoluzionarie. Secchia, Seniga, Raimondi ed altri entrarono in crisi e cominciarono a scontrarsi tra loro. Quelli più esposti, Seniga in testa ( uomo chiave dell’apparato organizzativo, economico del Partito e della sicurezza per i dirigenti delPartito, detentore di documenti riservati,messo in quella delicata posizione da Secchia), quando si resero conto che sarebbero stati isolati e messi a tacere,ritennero che non era il caso di aspettare ulteriormente, ruppero con Togliatti sia perché le entrature col vecchio gruppo dirigente sovietico erano saltate,sia perchè compresero che quelle posizioni di potere che occupavano nel partito le stavano velocemente perdendo. Secchia,investito da questi eventi, decise di non seguire Seniga e gli altri, condizionato e spalleggiato dai suoi vecchi comandanti partigiani,cercò una strada di comodo per presentarsi al pubblico come uomo di “sinistra” facendosi scudo dell’operaismo (siamo con gli operai), ma ubbidiente al partito, fu attento a non compiere passi falsi.Meno di 10 anni più tardi,nell’incontro con il Partito Comunista Cinese avvenuto in Europa, Secchia,ormai distrutto dalle sue vicende,non si espose direttamente,ma inviò un suo comandante partigiano(F.)che presentasse le sue richieste e timori al PCC,in un incontro cui parteciparono due militanti marxisti-leninisti italiani, Osvaldo e Maria.Le richieste del compagno F.: A)Quali garanzie per evitare che un giorno i due vasi di ferro (Cina e Urss) , oggi divisi, potrebbero in futuro mettersi d’accordo e,Secchia, vaso di coccio, tra i due vasi di ferro andare in pezzi? B)Per costruire un nuovo partito comunistain Italia servono ingenti capitali, chi garantisce questo finanziamento?La risposta non si fece attendere : ogni Partito Comunista deve contare sulle proprie forze, opporsi al revisionismo moderno e all’imperialismo,queste decisioni spettano ad ogni singolo partito e militante, così finì il colloquio.Nel primi anni ‘60 vi furono contatti tra Secchia ed il Partito del Lavoro di Albania, occorre considerare che Secchia quando fu condannato dal tribunale fascista e messo in carcere ebbe occasione di trovarsi con Mhemet Sheu (fatto confermato dallo stesso primo Ministro Sheu a Tirana nel 1969 alla festa Nazionale Albanese), che parlando con la delegazione del P.C.d’I.(m.l.) composta daDinucci e Pesce disse:”dimentichiamo Secchia ” con un gesto di stizza con la mano.Per quanto riguarda le lettere anonime,messe in circolazione nel PCI negli anni ‘60, un funzionario sindacale(…)prima quadro del Partito che teneva un rapporto con il Movimento marxista-leninista durante un incontro al Parco Lambro, disse che erano prodotte all’interno del partito da vecchi compagni con lo scopo di impedire che militanti delusi lasciassero la militanza o lo stesso partito.Secchia ha dato molto al partito,si era formato come militante comunista durante tutto il periodo della lotta antifascista, della lotta ideologica contro le deviazioni trozkiste ecc., animatore della lotta partigiana,sempre e ovunque è stato a fianco della classe operaia e delle masse popolari.Dopo la fine della guerra egli rafforzò con l’Unione Sovietica un rapporto idealistico sentimentale nel ruolo prioritario e di guida esercitato dall’URSS e dal PCUS. Nondimentichiamo l’influenza esercitata dalla 3°Internazionale sui comunisti che ne hanno fatto parte, cioè la formazione leninista,la disciplina “bolscevica” ed il culto dell’organizzazione. Secchia accettò, come del resto il corpo stesso del partito,la versione che diede Stalin dell’idea della rivoluzione mondiale facente capo all’Unione Sovietica.Senza dubbio Secchia soffrì un senso di inferiorità verso certi intellettuali,come ricorda Ambrogio Donini, in quanto paragonava Togliatti superiore a Cavour e a Giolitti. Probabilmente manifestò anche ambizioni personali,quando durante la sua visita ufficiale in Cina incise il suo nome sulla grande muraglia ed ancora,nella vita di militante spesso dicesse “quel compagno mi ha rubato l’intervento, io volevo dire quella cosa”.Per rendere più comprensibile come veniva vissuta nel partito l’atmosfera di quel periodo ricordo alcuni aspetti.Michele Semeraro, responsabile di una delle organizzazioni che parteciparono alla costituzione del Partito Comunista unificato d’Italia m-l nel 1977 ,dinanzi a sviluppi nuovi della lotta di classe e della situazione internazionale un giorno disse:“mi diventa difficile seguire i cambiamenti che stanno avvenendo,rimango un compagno della terza internazionale”.Altri compagni del PCI spesso dicevano “ci sarò alle riunioni quando finiremo di parlare, ma occorrerà“menar le mani”, illusioni. Nel 1956 dopo il XX Congresso del PCUS alla sez. Serrati di Milano in sede ufficiale il compagno Musicco chiese garanzie su questo Krusciov. Ricorreva spesso anche la frase:“il Partito ha sempre ragione” e con questa frase tutto veniva giustificato, in particolare durante i processi politici in URSS ,molti imputati,pur essendo innocenti, confessavano a volte colpe inesistenti. All’inizio del 1960 il compagno Mantovani di Milano (sez. 25 aprile) disse22/1/2021 Pennabiro –Pennabiro www.pennabiro.it 5/6 ai giovani della FGCI nel circolo Walter Fillak: “perché parlate di rivoluzione, ricordatevi che prima della guerra la maggioranza delle famiglie mangiavano in un unico piatto. Oggi con le nostre lotte la situazione è cambiata, mangiamo seduti con la tovaglia sul tavolo, beviamo nei bicchieri, ognuno ha il suo piatto, la vita è mutata rispetto all’anteguerra. Si possono migliorare le cose col tempo passo dopo passo.” Rammento ancora,il vecchio compagno comunista Nicola (lavoratore nel mercato ortofrutticolo Verziere) quando l’URSS fu sciolta,con le lacrime agli occhi in viale Montenero a Milano,continuava a ripetere “ma dov’era il KGB ?”.Nicola ricordava con rimpianto a “cosa era servito il sacrificio del suo compagno di cella a S. Vittore, che fu prelevato e fucilato dai nazifascisti con gli altri martiri in P.le Loreto ”.La seconda constatazione che si può fare su quanto detto: Togliatti non aveva nè la mentalità, nè la visione rivoluzionaria,egli era troppo personificato nel Comintern,nelle direttive di Mosca e,lontano dalla vita nel paese durante la dittatura fascista,dalla lotta della classe operaia e con scarsa conoscenza della vita dello stesso Partito ComunistaItaliano.Però,sia Secchia e sia Colombi subirono anch’essi le conseguenze del Comintern, cioè le direttive venivano dall’estero,senza avere all’interno del paese un partito che avesse al centro la consapevolezza di dover costruire, elaborare una linea politica, una strategia dalle esperienze di lotta dei lavoratori e dalla conoscenzadella realtà italiana per il cambiamento della società. Con franchezza,la lotta partigiana è stata fondamentale, giusta e decisivaper la liberazione del paese, ma non tutti quelli che si trovavano sulle montagne erano lì per combattere l’invasore straniero, la dittatura fascista e per una nuova società,ma spinti dalla speranza di uscire dalla guerra( bilancio del combattente comunista Dino Frangioni colonnello delle brigate Garibaldi nelle Alpi Apuane).Con altrettanta franchezza, i quadri comunisti formatisi durante la lotta partigiana furono ottimi combattenti, ma sul piano ideologico e politico non avevano grande esperienza, questo si manifestò con chiarezza negli anni ‘50 e ‘60. L’Italia nel ‘45 era un paese affamato, uscito da una guerra dura e pesante, da una dittatura ventennale fascista, pieno di rancori, di lutti e con la paura della bomba atomica. Un paese che cercava stabilità, lavoro, una vita migliore e comere cuperare una gioventù che la guerra impedì di vivere.In sostanza sin dal ‘44 il centro della contraddizione era il dopo guerra,cioè come arrivare alla liberazione del paese, con quale tipo di organizzazione delle forze,come cambiare la società.La richiesta maturata soprattutto nel nord di dare un ruolo autorevole al CLN e alle formazioni partigiane che avrebbero dovuto riempire il vuoto lasciato dai nazifascisti sconfitti e dai padroni ormai terrorizzati (agrari, banchieri, capitalisti ) perché erano coloro che misero al potere il Fascismo, non trovò una risposta efficace e documentata.Cosa invece avvenne? Passato il primo momento di euforia del 25 aprile,la governabilità è passata subito agli alleati ed il 25 giugno del ‘45 al governo Parri, il governo della pariteticità ( socialcomunisti, Democrazia cristiana ecc.).Furono sciolte le formazioni partigiane, l’epurazione dei fascisti dai posti di responsabilità da tutte le amministrazioni fu una burletta. Per cui niente seri passi in avanti della democrazia, ma tanti compromessi.In parole povere, per Togliatti in Occidente era possibile cambiare la società pacificamente attraverso una politica riformista e pacifica.In alcuni ambienti del partito, nelle riunioni salottiere, non mancarono anche quelli che addirittura ponevano dubbi sulla odierna validità del marxismo.Nella sostanza dopo la fine della guerra ed i cambiamenti avvenuti sul piano internazionale (Theeran, Yalta, Postdam) il dibattito e lo scontro nel PCI verteva su due linee: la Rivoluzione era ancora possibile o no?Ciò emerse in maniera eclatante, dopo 10 anni,nelle due Conferenze internazionali tenute a Mosca dei Partiti Comunisti nel 1957e nel 1960. In Italia della lotta tra le due linee nel 1960 si vociferava nel partito e dopo due anni divenne anche di pubblico dominio con l’espulsione, la radiazione di militanti comunisti che si contrapponevano decisamente contro la linea riformista(revisionismo moderno).Interessante ricordare che i riformisti (revisionistimoderni) ebbero verso i marxisti-leninisti “TUTTI” gli stessi atteggiamentiche avevano imputato al periodo staliniano. ”TUTTI” significa: minacce, calunnie, tentativi di corruzione politica o economica ecc…FINE PRIMA PARTE Continua a leggere→ Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato centenario del PCI;Pietro Secchia;Arturo Colombi;, Conferenze Internazionali di Mosca, espulsione dei marxisti-leninisti dal PCI, Eugenio Curiel, Modena 9 gennaio 1950 | Lascia una risposta Lacrisi negli USA dopo l’occupazione del Campidoglio Pubblicato il 10 Gennaio 2021 L’occupazione della sede del Congresso americano a Washington è stata la dimostrazione evidente della grave crisi economica ,politica e istituzionale che attraversa da tempo la società statunitense. Non partire da questo punto centrale significa ignorare la realtà nella migliore della ipotesi o deformare i fatti nella peggiore. CITAZIONE22/1/2021 Pennabiro –Pennabiro www.pennabiro.it 6/6 La crisi finanziaria ed economica del 2007 partita da Wall Street,con il fallimento di banche importanti tra cui la Lehman Brothers, ancora non è risolta ed è tutt’oggi

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