Centenario della fondazione del PCI: a proposito di Bordiga e D’Annunzio.

Centenario della fondazione del PCI : a proposito di Bordiga e D’Annunzio

CITAZIONE

Pubblicato il 2 Marzo 2021

di Osvaldo Pesce

Mi è capitato di leggere alcuni articoli apparsi sui social in relazione al centenario del PCI che mi hanno dato lo spunto di evocare alcuni fatti che,pur avvenuti all’inizio del secolo scorso, possono essere di insegnamento per il presente.

Quello che mi ha colpito nella lettura è come viene bollata la figura di Bordiga, responsabile di aver tenuto l’allora PC d’Italia(PCI) su posizioni settarie, in quanto fatalista, antielettoralista, chiuso attorno alla lotte rivendicative della classe operaia; in poche parole non vedeva l’autonomia di gruppi e movimenti politici, mancava della visione di valorizzare anche le lotte spontanee che emergevano via via nel paese, commise azioni politiche fallimentari, anche di disfattismo, per poi ritirarsi a vita privata a causa della sfavorevole situazione “ creata dalla reazione”.

Vorrei fare quattro osservazioni:

a ) il paese Italia era stremato a seguito della guerra sanguinosa, della pandemia“spagnola”, con una classe media in crisi. I soldati che rientravano dalla guerra e dai campi di prigionia non trovavano lavoro, quando erano nelle trincee alle masse contadine si era promessa la terra, si creò una situazione di crisi economica e sociale pesante;

b ) la partecipazione alla guerra a fianco dell’Intesa , Gran Bretagna,Francia e Russia, abbandonando la precedente alleanza con l’impero di Germania e l’impero austro-ungarico, copriva l’aspirazione di recuperare non solo le ultime zone del paese ancora in mano agli Asburgo, ma di poter partecipare alla spartizione strategica dei Balcani e di fare dell’Adriatico un lago interno dell’Italia. Queste le” ragioni” che portarono alla spedizione dei Legionari di D’Annunzio verso Fiume, visto che le promesse fatte dai governanti inglesi e francesi al governo del Regno d’Italia nel 1915 sui Balcani nel tempo venivano meno;

c ) il PC d’I negò l’appoggio agli Arditi del popolo che si opposero con determinazione al fascismo, anche con le armi, in diverse parti del paese. Osservare con attenzione: il PCI, come scelta, era tutto concentrato sulle rivendicazioni operaie, mentre il paese andava incontro alla instaurazione di una dittatura? Sarebbe stato opportuno porsi a capo della ribellione dei soldati senza lavoro, degli operai, di tutti i democratici , dei giovani che rappresentavano il maggior numero dei dimostranti per togliere potere ai capitalisti, agli agrari, ai banchieri ed opporsi al fascismo.

Risultato, già molto prima degli anni ‘30 la federazione giovanile comunista era uscita con i suoi quadri completamente disfatti per aver trascurato di unire la lotta armata della gioventù ad altre forme di lotta del proletariato, per le quali i giovani lavoratori non possono avere minore interesse. Ricordiamo il numero dei giovani che combatterono negli Arditi del popolo e nelle altre formazioni proletarie contro lo squadrismo fascista: è sufficiente osservare che di 4596 condannati dal Tribunale speciale 3507 erano giovani con meno di 30 anni e di questi 1508 con meno di 25 anni.

d ) lo stesso D’Annunzio, guardandosi attorno, negli eventi di quegli anni capì che il fascismo era un male per l’Italia, che lui da solo non poteva evitare il disastro, pertanto decise di inviare da Bordiga, Segretario del PC d’I(PCI), il colonnello Umberto Calosci (1) con il mandato di esporre l’offerta di D’Annunzio, cioè fare una alleanza col PC d’I per abbattere Mussolini. Il colonnello Calosci doveva altresì riferire a Bordiga che i legionari, le armi, i mezzi disponibili, i soldi sarebbero stati messi a disposizione del PC d’I per il raggiungimento di questo obiettivo. La proposta fu fermamente respinta da Bordiga, decisamente concentrato sulle rivendicazioni sindacali in attesa che prima o poi maturasse tra gli operai la possibilità di una rivoluzione spontanea.

A questo punto occorre considerare che Bordiga non poteva far diventare la sua volontà legge, questo significa che gli altri dirigenti del Partito erano consenzienti con la risposta negativa o per lo meno incerti, questo lo si coglie quando Secchia sottolinea che lo stesso Gramsci dopo diversi anni percepì l’errore di non aver preso in considerazione la politica delle alleanze, quindi vi rientra anche l’offerta di D’Annunzio (L’azione svolta dal PC d’I 1926/32 – Feltrinelli). E’ vero, esiste volutamente il silenzio sul rapporto D’Annunzio- Bordiga. Questo perché sono coinvolti altri dirigenti del Partito, iniziando da Togliatti. Pertanto concentrando la critica su Bordiga (2), che praticamente da solo si è messo fuori dal Partito, la responsabilità degli altri viene nettamente sminuita. Bordiga fu espulso dal PCI nel 1930.

La gioventù ha bisogno di programmi chiari, di ideali, di entusiasmo, di calore e lotta. Il PC d’I non può essere visto e concepito come una fusione o la somma dei vecchi partiti, ma come la risultante del confluire in un unico nuovo partito di giovani militanti, di lavoratori, di studenti, di intellettuali, di contadini e braccianti che sono espressione delle masse, sia pure nelle loro confusioni, incertezze, esasperazioni, perché sono le energie nuove della società moderna.

Queste osservazioni mettono in risalto due cose.

  1. L’errore iniziale di Bordiga tutto sommato era condiviso anche da altri, si ripresenta in forme e situazioni diverse. Così nella svolta di Togliatti a Salerno, che subordinò il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia – cioè la direzione politica della Resistenza –al controllo alleato e poi ridusse in briciole l’epurazione dei militari e della burocrazia fascisti. Ancora, nell’editoriale di Togliatti sull’Unità del 1960 due giorni dopo l’eccidio di Reggio Emilia, che invitava a tornare al lavoro: il movimento di sciopero dei lavoratori e insieme la ribellione dei giovani dalle magliette a strisce di Genova erano un disturbo per le riforme di struttura. Così ancora nel ‘68 il movimento studentesco anticapitalista ed antimperialista fu dai revisionisti concepito come un serio ostacolo per la via italiana al socialismo.
  2. Oggi nel centenario della fondazione del PCI alcuni ricordano con apprezzamento la linea operaista del Partito e del sindacato a Milano presentando una certa continuità tra Fortichiari, Alberganti, Cossutta , perché ancora si risente nelle loro scelte ed azioni l’eredità di Bordiga; solo l’attaccamento al sistema elettorale borghese, al contrario di Bordiga, lo hanno fatto proprio. Perché non parlare invece di linea rivoluzionaria, oppure marxista –leninista? E’ il termine operaista che fa la distinzione.

In che consiste la distinzione tra operaismo, sindacalismo rivoluzionario e la linea rivoluzionaria del Partito Comunista? L’operaismo incentra tutte le sue azioni nelle rivendicazioni e nella lotta quotidiana contro il capitale (come il sindacalismo rivoluzionario che profetizzava la fine del capitalismo con lo sciopero generale di massa), mentre la linea politica comunista si basa sulla capacità della classe operaia di acquisire chiara coscienza di classe e di organizzare altre classi e strati sociali in un fronte unito da lei diretto per la distruzione del capitalismo.

Con quale motivazione si è sciolto il PCI ? Questo è un buon interrogativo , su questo ci occorre chiarezza. Si è sostituito “comunista” con “democratico della sinistra”. Che ce ne facciamo di un pianto alla Bolognina di Occhetto che tutto ciò che tocca distrugge? Alla FGCI di Milano, Segretario Nazionale della FGCI, Segretario Regionale del Partito in Sicilia ecc.

Con il crollo dell’URSS si rivelava il tradimento revisionista della linea politica comunista, nell’URSS stessa e nei partiti che ad essa facevano riferimento nonostante gli “strappi” berlingueriani; occorreva quindi appellarsi a un generico e annacquato democratismo per coprire la sostanziale adesione al dominio capitalista e imperialista.

Sono ormai finiti i tempi di seguire il meno peggio, cercando l’unità dei comunisti o meglio – secondo il termine occhettiano – della“ sinistra”, per non disturbare il capitalismo. Quello che conta è il contenuto di una linea politica che deve andare verso l’emancipazione dei lavoratori con la lucidità di sostenere che questo sistema politico ed economico va cambiato. Non dobbiamo, da marxisti, scordarci che la disastrosa situazione attuale è il frutto dello sviluppo delle contraddizioni del capitalismo e della sua crisi.

Note:

(1)Colonnello Umberto Calosci. Definito dal Governo Regio” Disertore” perché allora capitano dell’esercito si trasferì con la sua compagnia a Fiume per unirsi ai Legionari di D’Annunzio.

Professore all’Università di Firenze. Il fascismo abolì la sua facoltà per toglierli il lavoro. Fu speaker durante la Resistenza della prima Radio Libera del Piemonte. Il figlio fu trucidato dai nazifascisti in Val d’Aosta durante la Resistenza.

Membro del PCI, nel ‘45 della Commissione di Controllo della Federazione Milanese del PCI. Negli anni ‘50/60 sia Pesce sia Calosci erano iscritti alla sezione Serrati di Milano. Quando veniva in sezione con il suo alano al termine dei lavori, mentre lo si accompagnava a casa, spesso raccontava fatti politici della sua vita.

(2) Su Bordiga , Vito di Gesù di Palermo, Vice Segretario regionale del PCI subito dopo la liberazione della città dagli anglo- americani e tra i fondatori del PC d’Italia (m.l.), più volte ricordava Bordiga come un uomo tutto d’un pezzo. Quando stava in carcere durante il fascismo , ogni volta che riceveva un pacco di beni alimentari dalle sorelle, Bordiga costringeva a dividerlo con lui i politici rinchiusi nella stessa cella nonostante la grande fame esistente.

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